La storia della fat bike: Ecco come è nata e come si è diffusa

storia della fat bike

La Fat Bike compare sul mercato mondiale e nelle nostre città nell’ultimo lustro, mettendo in mostra le sue enormi ruote arricchite da pneumatici grossi e aggressivi. La profilatura del pneumatico con una sezione ampia fino ai 3,7 pollici e un diametro delle ruote che arriva ai 29”, sono la genesi del nome fat, inteso come abbondante o grasso, traducendo letteralmente il termine inglese. Le bici sono la diretta emanazione della mtb, ma rispetto alla loro antesignana, montano cerchi delle ruote più grandi di almeno 44 millimetri.

Come nasce la Fat Bike

Il successo della Fat Bike trae origine dal suo stesso utilizzo, infatti la derivazione della mtb fu pensata per terreni accidentati e impervi, dove le Mountain bike non riuscivano ad accedere. Lo stesso principio ispirò Joe Breeze, egli alla fine degli anni 70, trasformò la comune bicicletta nella mtb per utilizzarla sui terreni non battuti e per dare ai cultori delle due ruote la possibilità di stare a contatto con una natura autentica.

Le mtb hanno impiegato quasi 10 anni per affermarsi sul mercato mondiale. Oggi sono una vera realtà e si vedono in ogni contesto, anche sui percorsi misti e urbani. Le fat bike ha avuto una diffusione rapida rispetto alle mtb, infatti il modello con ruote grandi sta diventando un mezzo di tendenza e glamour nei percorsi accidentati del centro storico delle grandi città italiane, dove la pavimentazione è spesso imperfetta e la profilatura “grassa” e aggressiva dei pneumatici consente un’aderenza maggiore in confronto alle ruote tradizionali. Il successo delle bici è dovuto al loro fascino da fuori strada.

La comparsa delle Fat Bike

Un’idea non ha mai un’unica origine, modelli simili alle attuali fat bike sono comparse quasi contemporaneamente in due regioni estreme del mondo, in Alaska e nel Messico, dove si adattarono le comuni bici per utilizzarle sulla neve o sulla sabbia del deserto, unendo tra loro 2 cerchi da 26”. Le gomme con diametro enorme furono montate sul telaio di una mtb.

Il primo che dichiarò il brevetto fu Simon Rakower alla fine degli anni ’80. Egli utilizzò la bici con pneumatici maggiorati da 26 pollici sulla neve dell’Alaska e negli innevati percorsi della sua azienda. Un omologo costruttore di cui non consociamo il nome, compiva le stesse operazioni sulle sabbie del Nuovo Messico.

Compreso che ruote larghe e le pedalate lente, recuperavano aderenza, evitando alla bici d’insabbiarsi. Infatti, i pneumatici grandi hanno il pregio di muovere meno sabbia, con il vantaggio una maggiore presa sul terreno. L’industria ne comprese la potenzialità economica molti anni dopo, nel 2005, grazie a un’azienda del Minnesota, la Surly che varò la Pugsley, la prima fat bike prodotta in serie con telaio in acciaio e con le caratteristiche ruote maggiorate.

La novità delle fat si concentrò nei pneumatici, prodotti su scala industriale dalla Endomorph. Questi componenti ancora oggi sono una realtà sul mercato e anche gli accessori più richiesti dagli estimatori del mondo fat. Dal 2015 in poi, le fat bike sono presenti su tutti i mercati specializzati, grazie alla scommessa di aziende come la Trek. La diffusione su scala mondiale è iniziata, ma le componenti distribuite da Surly sono ancora utilizzate da tutte le case produttrici.

I vantaggi e svantaggi nell’utilizzo delle fat bike

Vantaggi

Le ruote sono il segreto del successo, per quel fascino aggressivo tanto di moda nei percorsi urbani, e per la profilatura ampia dei pneumatici che consente di avere stabilità su ogni superficie, potendo schivare le insidie delle pavimentazioni cittadine o dei terreni sconnessi. Le persone poco esperte, traggono vantaggi dai pneumatici larghi, percependo una sensazione di stabilità nella guida della bici.

I vantaggi sono evidenti anche per chi ha maggiore padronanza del mezzo e vuole cimentarsi su percorsi estremi, gratificando il personale desiderio di avventura. La bici sta ottenendo un grande successo nei pendolari che si spostano per lavoro e devono percorrere tratti di pochi chilometri, in questo caso vengono privilegiati i modelli delle fat bike con pedalata assistita ed elettriche.

Le bike con le gomme grandi, sembrano pesanti, in realtà non lo sono, perché i tubolari del telaio sono realizzati con fibre molto leggere, i cerchi di ultima generazione sono in carbonio e gli stessi pneumatici sono privi di camere interne e gonfiati con aria a bassa pressione.

Le fat bike hanno il pregio di avere delle sospensioni sull’anteriore e sul posteriore, capaci di conferire un effetto ammortizzante utile su tutti i terreni. La sensazione è amplificata dai pneumatici con una mescola esterna con grandi prestazioni in tal senso. Sul mercato sono presenti numerosi modelli di bike fat leggere e con un peso che può scendere anche sotto i 10 kg. La primogenita realizzazione in acciaio delle bike, è stata sostituita da materiali robusti ma più leggeri come l’alluminio e il carbonio.

Svantaggi

Questo tipo di bike non è adatta alla velocità. Il limite dipende dal profilo del pneumatico che consente un’aderenza assoluta, ma poca propensione allo scatto, infatti per muovere i pedali bisogna esercitare una grossa potenza con le leve delle gambe. Alcuni modelli montano la pedalata assistita per risolvere questo problema. Le vibrazioni sono molte, considerata l’aderenza, ecco perché sono montati ammortizzatori sull’anteriore e sul posteriore, come le motociclette da Enduro.